COMUNE DI COVO (BG)

Storia del comune

COVO IERI

Sulla origine del nome Covo (Covello ne è il diminutivo) si sono fatte vaie ipotesi: - G.B. Moriggia lo fa derivare dal temine franco cave, cioè cantina, per l'abbondante produzione di vino del territorio circostante.

- Il filologo D. Olivieri lo spiega invece con il significato corrente del termine stesso, cioè come nascondiglio o giaciglio, anche se non si riesce a comprenderne il motivo, dal momento che la nostra zona è sempre stata totalmente pianeggiante e priva di anfratti, grotte o avvallamenti tali da far pensare all'esistenza di sicuri nascondigli.

- La terza ipotesi, forse la più attendibile, lo farebbe derivare dal termine latino cavus, cioè fosso, canale. Se è vero, come pare, che una parte del Fosso Bergamasco è di origine romana, il nome primitivo del nostro paese potrebbe essere stato "ad cavum", vale a dire "presso il fosso".

Un'antichissima tradizione popolare accosta il nome di Covo al covone di grano, che campeggia infatti da secoli nello stemma comunale. I nostri antenati non stettero molto a sottilizzare: il covone di grano richiamava il nome del paese, simboleggiava la fertilità del suo territorio e, oltretutto, sembrava anche di buon auspicio! Comunque il nome di Covo compare per la prima volta in un documento dell'anno 920, proprio nello stesso modo in cui è scritto oggi. In un altro documento di poco posteriore, dell'anno 998, si trova invece scritto Cauve.

COVO OGGI

Posizione geografica. Il comune di Covo occupa una superficie di 12,74 kmq nella bassa pianura bergamasca. Confina a Nord con Romano e Cortenuova, a Est con Calcio, a Sud con Antegnate, Isso e Barbata, a Ovest con Fara Olivana. Il territorio comunale è completamente pianeggiante ad un'altitudine media sul livello del mare compresa tra i 109 e i 129 metri. Il terreno è tutto coltivato ed irrigato da antichi fontanili e rogge. Tra i primi sono degni di nota (anche se in fase di prosciugamento per l'abbassamento della falda freatica): il Naviglio Vecchio, il Fontanone d'Isso, le Oglie, l'Armanda, le Tiresie. Svolgono invece ancora egregiamente il loro compito alcune vecchie roggie: il Fosso Bergamasco, l'Antegnata e la roggia Sale.

Il centro abitato e i cascinali. Il centro abitato do Covo si trova all'estremità Nord-Ovest del territorio comunale a ridosso del confine con Romano (il quartiere del Bradalesco fa infatti parte di quest'ultimo Comune); dista da Bergamo 27 km , da Romano meno di due, da Calcio 5 e 12 da Soncino. Gli antichi cascinali, un tempo molto popolosi, sono oggi pressoché disabitati.Il Covello di Sopra, il Covello di Sotto, la Bellinzana, la Castellana, la Cavallina, la Bordona e il Fosso sono sorte poco dopo il XVI secolo sul territorio dell'antico comune di Covello, autonomo fino alla fine del XV secolo. Molto antiche sono anche le cascine Valemma (documentata dal 1360), Trobbiate, Battagliona, Bazzarda, Arrigona, Finiletto e Ingurate (denominata "Fenil Nuovo di Covo" nelle mappe teresiane), tutte sorte tra il XVI e XVII secolo.

La maggior parte di queste cascine conserva caratteristiche architettoniche dei secoli XVII e XVIII; la Bazzarda possiede anche il secentesco oratorio di S Giovanni. Nel centro storico l'unica traccia del passato medioevale del borgo è rappresentata dalla torre sovrastante la porta meridionale del castello (oggi occupata dalla biblioteca). I resti degli spalti (terragli) e il fossato che ancora li circondava nel settecento, sono stati spianati tra la fine di quello stesso secolo e i primi decenni dell'ottocento da privati cittadini, che li avevano acquistati dal comune.

La maggior parte degli edifici più antichi è scomparsa sotto le demolizioni e ristrutturazioni di questi ultimi decenni. Sopravvivono solo alcuni dei palazzi ottocenteschi menzionati dal Muoni e qualche bell'esempio di casa civile di fine settecento in Via Crocefisso e in Vai De Micheli. Purtroppo il palazzo Secco, che aveva ospitato Napoleone III nel 1859, è stato demolito nei primi anni settanta. Non esiste più traccia neanche delle antiche chiese abbattute nel 1775 per ricavare materiale da costruzione per la nuova parrocchiale. La più antica costruzione religiosa del paese è attualmente la cappelletta della Madonna di Loreto, forse la "capellula della B.V. della Neve" che gli atti della Visita del Vescovo P. Campori del 1624 la dicono eretta sopra il ponte di un fontanile.

Covo è collegato a Bergamo e a Cremona dalla statale Soncinese, che ad Antegnate (km 1,5) incrocia la statale n. 11 per Brescia e Milano. È collegato a Fara, Cortenuova e Calcio da buone strade provinciali; altre strade comunali e consorziali raggiungono Isso, Barbata e i cascinali del territorio comunale. La stazione ferroviaria più vicina è a Romano, sulla linea Milano-Venezia.

I collegamenti con Bergamo, Soncino e la stazione ferroviaria di Romano sono garantiti da regolari servizi di autotrasporto. Non esistono manifestazioni folcloristche e culturali di rilievo. Sopravvivono feste religiose: la più importante ed antica è certamente quella di S. Lazzaro, che ora è celebrata nei giorno 15 , 16 e 17 dicembre. La festa patronale cadeva, fino al 1708, la seconda domenica di ottobre (prima di tale anno si celebrava il primo giorno dopo l'Assunta).

La ricorrenza più caratteristica, tipica di Covo, è però la cosiddetta "Festa delle anime giustiziate" , che ricorre il 7, 8 e 9 agosto, anniversario della decapitazione, sui terragli di Covo, nel 1798 di tre ladri catturati dopo una rapina a mano armata in una casa del paese. I tre condannati, prima di salire sul patibolo, chiesero perdono per il misfatto compiuto e ottennero di ricevere i Sacramenti. Tanto bastò al popolo per venerarli poi come santi! In questi tre giorni di agosto il cimitero ed il viale di accesso vengono illuminati da migliaia di ceri e lampadine elettriche e la popolazione prega per le anime dei giustiziati e di tutti i defunti del paese (fino a pochi anni fa, i tre teschi dei giustiziati venivano esposti nella cappella del cimitero). La seconda domenica di ottobre, in sostituzione dell'antica festa patronale, si celebra ora la "sagra". Fino agli anni sessanta, quando la popolazione di Covo era prevalentemente agricola, la sagra segnava la fine dei lavori nei campi e l'inizio del riposo invernale.